La mormorazione dell’uomo e l’attrazione di Dio

XIX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

1Re 19,4-8; Sal 33; Ef 4,30-5,2; Gv6,41-51. 

 

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Continua il discorso di Gesù nella sinagoga di Cafarnao, riportato dal Vangelo di Giovanni al capitolo 6.

Questa volta si instaura un dialogo tra Gesù e i suoi interlocutori che l’evangelista chiama “giudei” identificandoli così con i capi del popolo ebraico.

 

Il brano evangelico si apre con un atteggiamento da parte dei giudei che troviamo più volte nel racconto dell’Esodo del popolo d’Israele dall’Egitto: la mormorazione contro Dio. Un atteggiamento che abbiamo visto anche nel profeta Elia nella prima lettura.

Da dove nasce questo atteggiamento fortemente critico, negativo ma profondamente umano che nasconde dietro di sé un forte desiderio di vita eterna, di felicità?

La mormorazione nasce da una povertà di fede , dal sentir venire meno la presenza di Dio accanto a sé, dal dubbio su di Lui.

L’uomo, anche il più critico e arrabbiato nei confronti di Dio, avverte un forte bisogno di Lui, del bene, del bello, del vero, dell’eterno…della vita eterna. E quando sembra che tutto ciò manca, ecco la sua reazione forte e stizzita contro Dio. E’ soltanto una richiesta di attenzione nei confronti del Padre…

 

Gesù, invece, rivela il volto di un Padre che non abbandona i suoi figli in balìa della fame, del deserto, dell’oscurità.

Il Dio di Gesù è un Padre premuroso, che sfama i suoi figli, anzi che si fa cibo per loro.

In poche parole Gesù mostra il vero volto di Dio che è Amore.

Non aspetta che i suoi figli chiedano il pane, ma lui “scende” dal cielo e si fa pane. Risposta all’insopprimibile bisogno d’amore dell’uomo.

 

“Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre che mi ha mandato” (Gv 6,44). Un Dio che si dona “attira”, seduce, affascina.

Alla mormorazione fragorosa dell’uomo Dio risponde con l’attrazione silenziosa e misteriosa del suo Amore. Non annulla la nostra libertà e la nostra volontà, ma ci mostra la cosa più importante, necessaria per la nostra esistenza, Dio ci persuade con la forza del suo amore. A volte siamo come bambini incontentabili: abbiamo tutto, e vogliamo altro!

Dio, invece, attirandoci al suo Figlio ci mostra veramente la cosa più importante per noi. Sant’Agostino, commentando questo brano dice: “Si sente attratto da Cristo l’uomo che trova il suo diletto nella verità, nella beatitudine, nella giustizia, nella vita eterna, in tutto ciò, insomma, che è Cristo” (Commento Gv 2604).

 

E questa attrazione non termina mai, non va mai “in crisi”, non svanisce con gli anni, come avviene per l’attrazione fisica che conosce i suoi limiti.

L’attrazione di Dio ha bisogno di un “cuore pellegrino, anelante, affamato”: un cuore che non si accontenti mai, ma desidera sempre più, sempre più, fino al giorno glorioso dell’incontro con Dio. Quel giorno “lui ci risusciterà” (Gv 6,44).

 

Signore, donaci sempre occhi che si accorgano della tua presenza in mezzo a noi, accanto a noi anche quando ci sentiamo soli.

Nella solitudine donaci un cuore capace di desiderarti sempre, di sentire la tua attrazione d’amore.

Fà con la forza del tuo Spirito che non  possiamo resisterti e che possiamo sempre arrenderci al tuo Amore. Amen.

 

La mormorazione dell’uomo e l’attrazione di Dioultima modifica: 2009-08-09T00:35:00+00:00da donandrea81
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