Gli occhi della fede

XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Ger 31,7-9   Sal 125   Eb 5,1-6   Mc 10,46-52

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La guarigione del cieco Bartimeo è l’ultimo racconto di guarigione che troviamo nel Vangelo di Marco. Gesù sta portando a termine il suo viaggio verso Gerusalemme: è alle sue porte, a Gerico.

Qui trova quest’uomo: cieco, mendicante, seduto sul bordo della strada.

Vi è un chiaro contrasto tra questo personaggio e le persone che Gesù ha incontrato durante il suo tragitto: il ricco triste, sicuro e pieno di sé; i discepoli, avidi di potere e di posti di onore; i farisei, sempre pronti al giudizio.

Gesù, lasciando questa folla che lo segue, ha attenzioni solo per quest’uomo: la sue missione è questa (“Lo spirito del Signore mi ha inviato ai poveri” Lc 4,18).

Bartimeo incarna il perfetto discepolo, colui che si mette alla sequela di Gesù in modo veramente autentico: riconosce la sua cecità, il suo essere “fuori-strada”, il suo essere povero. Chi vuole seguire Gesù non deve avere la pretesa di saper tutto della vita. Gesù,  il Figlio di Dio, sommo sacerdote (cfr. Eb 5), con la sua vita ci ha rivelato il volto di un Dio che è venuto per servire, pieno di compassione per coloro che sono “nell’ignoranza e nell’errore” (Eb 5,2), un Dio che riconduce nella sua patria il suo popolo e in esso “il cieco e lo zoppo, la donna incinta e la partoriente” (Ger 31,8). Il Vangelo è per i poveri, coloro che avvertono il profondo desiderio di Amore, di Dio.

Il bisogno estremo ed essenziale diventa preghiera, anzi grido fiducioso, insistente, accorato: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!” (Mc 10,47). Questo grido che squarcia la notte della cecità sale al cuore di Dio, è accolto da lui, anche in mezzo al fragore della folla, di chi si sente arrivato nella vita e vuole zittire, incominciando da se stesso, questo profondo desiderio di amore, questa esigenza di salvezza.

Chiamato il cieco, Gesù gli rivolge una domanda, la stessa che aveva rivolto nel brano precedente a Giacomo e Giovanni: “Cosa vuoi che io ti faccia?”(Mc 10,51). Può sembrare una domanda retorica (cosa può voler di più un cieco!), invece rientra nella pedagogia di Gesù: aprirci gli occhi sulla nostra povertà così da chiedere ciò che è “più conveniente” (cfr. Rm 8,26).

 

Solo a questo punto Gesù dona la luce a quest’uomo: è la luce della fede, di chi sa che senza Dio si ritrova sempre “fuori-strada”, di chi è convinto che anche nella notte oscura può contare sempre su di Lui che non lo abbandona mai.

 

Ora può continuare il viaggio, solo ora, con questo sguardo nuovo, è possibile entrare in Gerusalemme e affrontare la battaglia della Croce. Là sul Golgota un altro povero, un pagano, un senza-Dio, il centurione sarà l’unico a “vedere” la gloria di Dio nel Crocifisso: “…avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!»” (Mc 15,39).

 

Signore, donaci occhi nuovi, capaci di riconoscerti sempre come “colui che serve”, anche in mezzo alla folla che facilmente si sbaglia sul tuo conto.

Donaci occhi nuovi per riconoscerci bisognosi di te, per sapere che solo tu ci sei necessario.

Donaci coraggio e forza per seguirti autenticamente sulla via della Croce.

Gli occhi della fedeultima modifica: 2009-10-24T12:46:59+00:00da donandrea81
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