Nessuno le potrà strappare dalla mia mano

IV Domenica di Pasqua  

At 13,14.43-52   Sal 99   Ap 7,9.14-17   Gv 10,27-30

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Dopo aver contemplato le apparizioni di Gesù Risorto ai discepoli nelle domeniche precedenti, oggi è Lui stesso a rivolgersi a noi in prima persona e rivelandosi come il Buon Pastore, il Bel Pastore, cioè il Pastore vero.

E’ Gesù il Pastore della sua Chiesa: è Lui che guida ancora oggi il suo gregge con la forza del suo Spirito.

In questo momento estremamente delicato per la Chiesa Gesù Risorto ci rincuora e ci rassicura con la sua Parola. Ci dice che è Lui a guidare il suo gregge e incoraggia noi, sue pecore, a seguirlo.

Come?

La prima condizione che per essere riconosciuti autentici discepoli di Gesù è l’ascolto della sua voce: “Le mie pecore ascoltano la mia voce” (Gv 10,27). Gesù Risorto continua a parlare oggi. Il timbro della sua voce è unico. Ma nel nostro contesto dove spesso molti alzano la propria voce per sovrastare le altre voci rischiamo di non ascoltare la voce del nostro Pastore.

La voce di Gesù buon Pastore ci interpella direttamente all’obbedienza: ascoltare la sua voce è farla entrare dentro di noi, nel nostro cuore, farla propria e poi metterla in pratica.

Questa parola è parola di vita, cioè capace di darci la vita vera, la vita eterna: “Io do loro la vita eterna” (Gv 10,28). Il cuore dell’uomo è sempre assetato di eternità, di vita piena, di felicità. Ma molte volte andiamo ad attingere a cisterne screpolate l’acqua della felicità. Invece, dovremmo andare alla fonte di acqua viva, alla fonte della felicità, Gesù stesso, la sua Parola: “Chi ha sete venga a me e beva” (Gv 7,37). La Parola di Gesù, ascoltata e messa in pratica, è capace di estinguere la nostra sete di vita eterna: “Se uno osserva la mia Parola, non vedrà la morte in eterno” (Gv 8,51).

La terza condizione per essere autentiche pecore del gregge del Signore è avere fede nel suo amore, nella sua continua protezione: “Nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio…nessuno può strapparle dalla mia mano” (Gv 10,28-29).  Nessuno può strapparci dalla mano del Signore, la dove è scaturita la nostra vita e dove è riposta continuamente. Nessuno e niente, nemmeno il peccato può staccarci da Lui. Anche nei momenti di difficoltà, di sofferenza e di solitudine ci deve risuonare questa Parola del Risorto: “Niente vi può strappare dalla mia mano, dal mio Amore (cf. Rm 8)”. Si può fare l’esperienza degli apostoli durante la passione di Gesù, cioè nel momento in cui il Pastore è stato percosso e le pecore si sono disperse (Mc 14,27). Ma il Risorto ci raduna nuovamente con la sua mano trafitta, cha porta ancora i segni indelebili dell’Amore. La sua mano onnipotente è ci raccoglie, ci accoglie nella sua infinita misericordia.

Infine essere autentici discepoli di Gesù significa credere nel suo essere Figlio di Dio, in unità con il Padre (“Io e il Padre mio siamo una cosa sola” (Gv 10,30). Credere che il Figlio e il Padre sono  una sola cosa significa accogliere la comunione di amore della Trinità, essere uomini di comunione, oltre ogni divisione, ogni strappo e incomprensione, essere uomini e donne del perdono.

In questa domenica in cui contempliamo il volto di Gesù Pastore nostro preghiamo per la Chiesa tutta perché sia fedele a questo amore che si è spinto fino all’estremo dono di sé.

Ma soprattutto preghiamo per i sacerdoti, in questa Giornata mondiale per le vocazioni, perché siano autentici discepoli di Gesù Buon Pastore e con la loro testimonianza suscitino in altri il desiderio di corrispondere alla chiamata del Signore.

 

Nessuno le potrà strappare dalla mia manoultima modifica: 2010-04-25T00:02:26+00:00da donandrea81
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