Alzate le mani, li benedisse

Ascensione del Signore  

At 1,1-11   Sal 46   Eb 9,24-28;10,19-23   Lc 24,46-53

 

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La solennità dell’Ascensione del Signore rappresenta il compimento del mistero pasquale e dell’intera vicenda umana e della missione di Gesù, il Figlio di Dio: “Nessuno mai è salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo” (Gv 3,13).

Gesù, vero Dio e vero uomo, salendo al cielo, ha spalancato a tutta l’umanità la porta del cielo.

Nel brano evangelico di Luca come nella prima lettura degli Atti degli Apostoli il racconto di questo evento non è descritto con i caratteri di un addio che mette tristezza e angoscia, ma come il momento culminante della missione terrena di Gesù dove la sua distanza è in realtà una maggiore vicinanza: se prima Dio era “con noi”, ora Egli è “in noi” con il suo Spirito. La sua non è assenza, ma presenza viva.

A volte, però, non riusciamo a percepire questa presenza e il Signore ci appare assente. Questa assenza ci sgomenta, ci fa cadere in un profondo senso di solitudine e di tristezza.

In realtà, proprio in tali momenti, dovremmo richiamare alla nostra mente l’immagine che ci  consegna il Vangelo di oggi: l’ultima immagine di Gesù è con le braccia alzate e benedice.

Le mani del Signore sono ormai alzate per sempre, rivolte in atteggiamento di preghiera al Padre. Gesù è il Sommo Sacerdote che intercede per noi, che, compiuto una volta per tutte il sacrificio di se stesso, è entrato nel santuario del cielo (Eb 9-10).

In questo santuario dell’eternità Egli  intercede per noi, stendendo le  sue mani su di noi, sulla nostra vita, su questo mondo che talvolta sembra andare a rotoli.

Le mani alzate di Gesù risorto sono garanzia nella lotta contro il male. Le mani di Gesù ricordano le mani di Mosè alzate mentre il popolo d’Israele combatteva contro l’esercito degli Amaleciti (Es 17,8). Se le mani di Mosè, in preda alla stanchezza, si lasciavano cadere e avevano bisogno di essere sostenute, le mani del Risorto, invece, sono perennemente alzate in preghiera verso il Padre per chiedere di non lasciare mai soli i suoi discepoli, di inviare il Consolatore. E’ bello leggere questo brano evangelico in questa giornata che la Chiesa Italiana ha voluto dedicare alla preghiera per e con il Santo Padre. La nostra preghiera sostiene spiritualmente le braccia di Benedetto XVI nel gesto della preghiera: la Chiesa non combatte il mondo che la attacca, ma prega per esso.

L’altro atteggiamento sacerdotale di Gesù che la pagina evangelica ci riporta è quello della benedizione: “alzate le mani, li benedisse…”. Il Vangelo termina con la benedizione del Signore, la missione della Chiesa nasce sotto il segno della benedizione del Risorto.

Così comprendiamo il motivo per il quale gli apostoli se ne tornano a Gerusalemme “pieni di gioia”. Per quanto questo congedo sia diverso da quello del venerdì santo perché qui Gesù se ne va trionfante, i discepoli avrebbero potuto essere tristi per non godere più della vicinanza fisica di Gesù. Invece, nel loro cuore vi è la gioia che nasce dalla consapevolezza di non essere soli , di essere stati benedetti per sempre e di trovarsi sotto quelle mani benedicenti dovunque fossero andati.

Anche noi siamo stati invitati ad esultare per questo mistero: ad alzare le mani con Gesù nel gesto della preghiera per accogliere il dono della benedizione del Signore e il dono dello Spirito Santo.

C’ è un ultimo aspetto abbastanza interessante su cui riflettere: come accogliere lo Spirito di Gesù?

Gesù, prima di congedarsi, promette l’invio dello Spirito. Ma, nello stesso tempo, invita i discepoli a restare in città: “ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto” (Lc 24,49).  Lo Spirito non può essere pretesa dell’uomo. E’ invece dono all’umile attesa di chi “resta nella città”. Gesù sembra dire: “Restate nella condizione in cui siamo”. Talvolta abbiamo la tentazione della fuga, di andare chissà dove, forse non sappiamo neppure dove. Gesù consegna il Vangelo alle nostre fragili mani e ci dice di portarlo nel luogo dove siamo. E ci dà la forza dello Spirito che ci spinge, ci aiuta e ci consola.

Ci soccorra Maria, maestra di preghiera. Stretti attorno a lei, con le mani alzate, attendiamo con fede la venuta dello Spirito. Amen.

Alzate le mani, li benedisseultima modifica: 2010-05-16T01:34:00+00:00da donandrea81
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