Zaccheo, scendi subito perchè oggi devo fermarmi a casa tua

XXXI Domenica del tempo ordinario – anno C

Sap 11,22-12,2   Sal 144   2Ts 1,11-2,2   Lc 19,1-10

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Il viaggio di Gesù verso Gerusalemme volge al termine. Gesù fa tappa a Gerico, ultima città prima di Gerusalemme, città importante per la bibbia. Anche se la sua etimologia vuol dire “profumata”, Gerico era tutt’altro: una città invivibile, famosa per la corruzione dei costumi e simbolo della violenza. E’ la città più bassa del mondo (300 mt sotto il livello del mare). E Gesù, per compiere la sua missione fino in fondo, va a Gerico e attraversa la città: “Il Figlio dell’uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto” (Lc 19,10). Dio non se ne sta nel suo tempio, ma viene a cercare l’uomo nei bassifondi della storia, negli abissi del peccato, là dove si trova. Viene a cercarlo… come il pastore di Lc 15.

E nella città più bassa, vi è un uomo basso, non solo di statura, ma anche moralmente: Zaccheo, capo dei pubblicani. E’ il simbolo dell’insalvabile, di ciò che è impossibile da salvare, è il “cammello “ di cui parla Gesù, che non può passare per la cruna dell’ago, non può entrare nel Regno. Ma per l’amore di Dio tutto è possibile…

Zaccheo “cercava di vedere chi era Gesù” (v.3), forse mosso dalla curiosità, non dal desiderio di conoscere veramente Gesù. Zaccheo non sa che è atteso all’appuntamento della vita.

Corre avanti, sale su un albero di sicomori. Vede Gesù dall’alto in basso. Dall’alto della sua autosufficienza.

Gesù passa e alza lo sguardo: si ferma davanti a Zaccheo, sembra che sia venuto a Gerico proprio per lui. “Zaccheo” vuol dire “Dio si ricorda”: Gesù, fermandosi, ci dice che Dio si ricorda non del nostro peccato, ma di noi, anche se peccatori. Così il libro della Sapienza nella prima lettura: “Hai compassione di tutti perché tutto tu puoi, chiudi gli occhi sui peccati degli uomini, aspettando il loro pentimento” (Sap 11,23). Dio ha un appuntamento con noi, l’appuntamento che può farci cambiare vita.

Gesù alza lo sguardo: vede Zaccheo dal basso verso l’alto, come ha guardato i discepoli nel Cenacolo, lavando loro i piedi. E’ lo sguardo dell’amore, umile. Dio si fa basso, scende, si piega per mettersi al servizio dei deboli.

Poi Gesù gli dice: “Zaccheo, scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua” (v.5). Finora Gesù era stato sempre invitato, ora è lui che si invita e lo fa con una parola carica di significato: “devo”. Sembra una pretesa, invece è una necessità. Dio ha bisogno di entrare nella casa, nella vita dei peccatori, nella mia casa, nella mia vita di peccatore. Qui si gioca la sua missione: “Il Figlio dell’uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto”(v.10).

Questo amore ostinato di Dio che mi cerca nei bassifondi della vita mi può cambiare. Come ha cambiato Zaccheo. Venuto per curiosità, se ne torna “pieno di gioia”. Zaccheo cambia perché si sente non giudicato ma amato. Incontra un Dio che si fa amico, vuole stare con te, nella tua casa, vuole prendere dimora nel tuo cuore, anche se indegno.

Un Dio che bussa alla porta della tua casa è un Dio impotente: l’onnipotenza di Dio si manifesta proprio nella sua misericordia. Solo l’amore cambia la vita delle persone. Le persone malvagie sono così perché hanno ricevuto poco amore.

Zaccheo, solo con la sua sete di denaro, ha un amico: Gesù. E in lui tanti altri amici: i poveri. Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto” (v.9). Fare esperienza dell’amore di Dio ci fa spalancare la porta del nostro cuore, della nostra casa agli amici di Dio, i poveri, quelli più bisognosi di amore.

Allora, non aspettiamo ancora: oggi può essere il giorno decisivo. Come è stato per Zaccheo. Dio vuole stare con me, si fa mio commensale.

Signore, entra nella mia vita, nel mio cuore. Cambiami col tuo amore.

Zaccheo, scendi subito perchè oggi devo fermarmi a casa tuaultima modifica: 2010-10-31T16:35:00+00:00da donandrea81
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