Ha salvato gli altri

Cristo Re dell’universo – anno C

2Sam 5,1-3   Sal 121   Col 1,12-20   Lc 23,35-43

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Celebriamo nell’ultima domenica dell’anno liturgico Cristo Re dell’Universo.

Una festa dai molti significati e con qualche ambiguità: soprattutto per noi occidentali, dove la democrazia è qualcosa di ormai condiviso, cosa significa celebrare un re? Guardando poi i potenti del nostro tempo, che non sono proprio un esempio di virtù, che senso ha celebrare il potere di qualcuno, di un re, la sua regalità, maestà?

La Chiesa celebra la regalità di Cristo che è diversa – meno male! – da quella del mondo. Questa festa viene a ricordarci che, nonostante tutto, comunque vadano gli eventi della storia, anche se  a volte il mondo va a rotoli, è Cristo che ha l’ultima parola, quella definitiva, Lui possiede le chiavi della storia. Questo ci infonde speranza.

E fa crescere in noi la fede. Spesso, ci chiediamo: “Dov’è il tuo Regno, Signore?”. La realtà si fa sfuggente ai nostri occhi, vediamo guerre, fame, povertà. Il Regno subisce violenza. Anche in Iraq. E allora, ancor di più ci viene richiesto l’atteggiamento di fede nel regno che viene e l’impegno nel costruire noi stessi il Regno di Dio nella storia.

Dopo aver camminato con Gesù verso Gerusalemme, nel viaggio raccontato dall’evangelista Luca, che ci ha accompagnato quest’anno, ora siamo al momento culminante, all’atto finale: siamo sul Golgota.

Il Golgota diventa un grande palcoscenico dove troviamo diversi attori: “il popolo stava a vedere” (Lc 23,35) come se si trattasse di uno spettacolo. Cosa?

Gesù: un re nudo, spogliato, inchiodato, sputato, senza scettro ma con la corona, di spine. Un re bislacco, fantoccio. Sfigurato, talmente irriconoscibile che ha bisogno di un cartello per capire chi è (“Questi è il re dei giudei” (Lc 23,38). E’ un cartello ironico!

Gli altri attori: i capi del popolo, i soldati, uno dei due malfattori appesi con lui sulla croce. Tutti deridono Gesù e ripetono la stessa frase, quasi come un ritornello: “Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è il Cristo di Dio”. Sono tutti concordi che Gesù per dimostrare che è Dio deve essere egoista (“Salva te stesso!”). Nella nostra mentalità Dio è quello che – beato lui! – non ha bisogno degli altri, non deve discutere, capire, relazionarsi con gli altri, non ha una suocera con cui litigare, non ha colleghi di lavoro da sopportare. Dio è il bastante a sé stesso, il sommo egoista perfetto.

Il Dio rivelato da Gesù non è così: non pensa a sé, ma agli altri. Non salva se stesso, ma salva me, te, noi…tutti. Ha bisogno degli altri, di relazionarsi con l’uomo, non è chiuso nella sua solitudine come troppo spesso i potenti di questa terra. E’ venuto per salvare tutti, anche chi è apparentemente perduto.

Come l’altro ladrone, meglio conosciuto come il “buon ladrone”. Buono non nel senso che era bravo, sicuramente aveva commesso qualche reato per stare là. Buon ladrone nel senso di abile, di ladro perfetto: in extremis gli riesce il colpo della sua vita: “ruba” il Paradiso. Non ha il coraggio di chiedere la salvezza, è consapevole delle proprie colpe, sa che non merita nulla. Chiede solo un ricordo: “Ricordati di me quando entrerai nel tuo Regno” (Lc 23,42). Spesso nei salmi “Ricordati” è il grido dell’uomo che ha bisogno di Dio, che ha paura della morte, della solitudine della morte.

E Gesù accetta e gli apre le porte del Paradiso: “Oggi sarai con me nel paradiso” (Lc 23,43). Altro che ricordo: Dio dice a me, anche se insalvabile, peccatore, indegno della sua presenza: Stai con me. Per sempre. Questo è il miracolo più grande operato da Gesù: “Inchiodato alla croce, coperto di sputi e di insulti, riesce a cambiar l’animo d’un ladro, perché tu possa scoprire la sua potenza” (S. Giovanni Crisostomo, Hom. De cruce et latrone, 2s.)

 

Che il Signore regni nella nostra vita, nella nostra storia, nelle nostre famiglie, nella Chiesa e nel mondo. Amen.

 

Ha salvato gli altriultima modifica: 2010-11-20T21:06:06+00:00da donandrea81
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